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1962 “Dal Piper al CT 20” di Luigi Orsi

Nel 1962, dopo avere frequentato l’8° corso P.O. del 1956-57 ed aver prestato servizio al campo di volo di Parma, avevo ultimato il mio  periodo di comando quale sotto-comandante di una batteria obici da 155/23 dell’8° rgt. a. pes. cam. di Modena, mi arrivò l’inatteso trasferimento al “Poligono Sperimentale del Salto di Quirra” a Perdasdefogu in Sardegna con l’incarico di “Comandante del Reparto d’Inquadramento”.

La curiosità fu più forte della sorpresa e, senza indugio alcuno, intrapresi il lungo viaggio che mi portò, in una notte via mare, una mattinata ed un pezzo di pomeriggio in treno e in autobus, nel piccolo paese di Perdasdefogu (NU).

Non ebbi bisogno di domandare dove fosse la Base perché la struttura inconfondibile si vedeva benissimo anche da lontano, la raggiunsi e mi presentai all’ufficiale di servizio il quale, dopo aver controllato i miei documenti, mi fece accompagnare alla palazzina alloggi Ufficiali.

L’indomani mi presentai al Vice Comandante della Base che mi condusse nell’ufficio del Comandante, un Generale di Brigata pilota dell‘Aereonautica Militare dove era presente anche un Tenente Colonnello pilota Capo Ufficio Operazioni che, guardando la mia aquila, orgogliosamente appuntata sul petto, mi domandò se ero pilota.

Alla mia risposta affermativa mi dette appuntamento nel suo ufficio per le 15:00 del pomeriggio. Curioso come non mai mi presentai puntuale, uscimmo insieme, salimmo su una macchina che ci portò dopo un buon tratto di strada ad una costruzione all’interno della Base molto grande e singolare.

Il Tenente Colonnello mi disse che era il Centro Operativo. Entrammo in una vasta sala dove al centro era disposto un lungo tavolo semicircolare dietro i quale erano seduti ufficiali e qualche civile con in testa cuffie e microfoni che uscivano da una mensola posta loro di fronte. Quasi una intera parete era chiusa da una grande vetrata dalla quale si vedeva un vasto spiazzo sul quale vi erano due rampe di lancio, una lunga circa 50 metri l’altra più piccola. Ancora più avanti, sul lato destro, vi era un grosso bunker.

Era quello un pomeriggio operativo e sulla rampa lunga era sistemato un grosso oggetto color arancione a forma di siluro con due corte ali che mi dissero essere un radio bersaglio del tipo CT20.

Le operazioni stavano per iniziare  per cui fui invitato  a portarmi sul lato sinistro del tavolo dove c’era un capitano ingegnere dell’AM munito di cuffia e microfono con in mano un righello ed una matita, fermo davanti ad un grande pannello con quadrettatura UTM in scala 1:25000.

Accompagnato da un gran rumore il CT20 decollò. Il rumore era causato da due razzi supplementari situati nella parte inferiore del bersaglio che si sganciavano a fine combustione mentre il velivolo   prendeva quota con il proprio motore,  una turbina del tipo Marborè 2 .

A questo punto interveniva il lavoro del pilota (il Cap. Ingegnere) per portare il CT20 alla quota stabilita e nel circuito i cui limiti erano riportati sul tavolo tracciatore.

I lanci del CT20 erano parte del programma operativo del missile antiaerei HAWK (High All Weather Killer).

E’ bene ricordare che il poligono del salto di Quirra era costituito da una parte terrestre nel territorio di Perdasdefogu e da una parte marina lungo la costa orientale sarda in località Capo San Lorenzo da dove venivano lanciati i missili HAWK, che avrebbero dovuto intercettare il CT20 che orbitava sul mare al largo della costa orientale simulando un aereo nemico e abbatterlo, conclusione quest’ultima che non si verificava mai, dato l‘elevato costo del radio bersaglio (60 milione di lire), grazie ad un dispositivo di prossimità di cui era dotato il missile e che lo deviava.

I tecnici di Capo san Lorenzo ad ogni lancio, controllavano i parametri di volo del missile in relazione a quelli del bersaglio.

Ritorniamo ora al tavolo tracciatore e all’ingegnere che operava e parlava, dicendomi tutto quello che faceva e perché. Appresi subito che la parte più onerosa del volo era il recupero senza danni del costoso radio bersaglio che non aveva un carrello di atterraggio.

Il recupero iniziava intanto riportando il radio bersaglio sul poligono di terra, su un pianoro chiamato piana del “Cardiga”, situato ai piedi del Monte Cardiga. ad una altezza ed una posizione condizionate dalla direzione ed intensità del vento.

Il recupero avveniva a mezzo di un grosso paracadute che fuoriusciva a comando e, al successivo suo distacco, un sensore di altezza rispetto al terreno attivava  la  fuoriuscita dalla parte inferiore di un sofisticato sistema ammortizzante che faceva posare al suolo il CT20 quasi dolcemente permettendone il recupero e la successiva utilizzazione.

Assistetti anche ad un secondo lancio dopo il quale arrivò il mio turno con il terzo lancio, con al mio fianco l’occhio vigile del capitano ingegnere, Diventai così, grazie al mio brevetto di P.O., il pilota ufficiale del radio bersaglio CT20.

Nello stesso 1962 fui promosso capitano e assegnato per l’attività di volo sul Piper L21B alla SAL del CAUC sull’Aeroporto di Cagliari Elmas.

Arrivò il 1965 ed il mio trasferimento a Trento per assumere al 4° rgt. a. pes. cam.; il mio sostituto fu  Magg. P.O. Anedda, che dopo un breve periodo di affiancamento, prese il mio posto. Diventava così  il secondo P.O. dell’Esercito, pilota di radio bersaglio o di APR, come si chiamano oggi.

Successivamente, quando ero al comando del RAL Pinerolo di Bari fui inviato con mia sorpresa e gaudio di nuovo in Sardegna a bordo di un CH47  al termine del corso di volo tattico, per le esercitazioni a fuoco e rividi 12 anni dopo la familiare piana del Cardiga e il CT20 che era ormai diventato un monumento .

Ho voluto condividere con voi questi momenti significativi della mia vita, e dire che:

– i piloti dell’ALE hanno pilotato gli APR  o (radio bersagli) oltre 50 anni fa;

– ricordare il povero Ten. Col. Anedda deceduto in un incidente ferroviario mentre raggiungeva Frosinone per la frequenza insieme a me del corso su elicottero;

– per dire soprattutto ai giovani della meravigliosa e moderna AVES di oggi  che è figlia della splendida ALE di ieri.