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BA di maggio giugno 2016

Editoriale

AVES – 65 anni spesi bene

Il 10 aprile 2016, si è celebrato presso l’aeroporto militare Tommaso Fabbri di Viterbo il 65° anniversario della costituzione dell’Aviazione dell’Esercito. Durante la cerimonia, alla presenza del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. c.a. Danilo Errico sono state concesse le onorificenze al personale che si è particolarmente distinto in servizio nell’ambito di particolari missioni internazionali. In apertura, il generale di divisione Antonio Bettelli, comandante dell’Aviazione dell’Esercito, ha messo in risalto l’assoluto senso di orgoglio di appartenenza alla specialità che caratterizza e contraddistingue tutti i Baschi Azzurri, ricordando tutti i caduti dell’AVES che, proprio in virtù di quel sentimento, si sono spinti con valore fino all’estremo sacrificio.

“Sessantacinque anni spesi bene”, ha sottolineato nel suo intervento il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Danilo Errico.

6 aprile 1976: la terra trema in Friuli

di Ermenegildo Campo

“Io, quando viene il terremoto, vado nella tenda dei militari così io non ho più paura…”

A 40 anni dal terremoto che devastò l’intero Friuli, nell’intento di far conoscere ai giovani Baschi Azzurri, il massiccio intervento in uomini e mezzi dell’AVES, il cui massimo sforzo, si protrasse per 17 interminabili giorni, in attività H24 senza soluzione di continuità,  “il BA” ricorda con un articolo dell’epoca la descrizione degli avvenimenti fatta da uno dei testimoni che quella tragedia la visse con la sua famiglia e come pilota fin dalla prima scossa, operò insieme a un “esercito” di Baschi Azzurri per alleviare le sofferenza dei pur coraggiosi friulani.

E’ una sera come tante altre. Molti stanno ancora cenando, la televisione trasmette i soliti programmi, nei bar l’imminenza della consultazione elettorale da un tono acceso e passionale alle discussioni.

Qualcuno si lamenta dell’eccessiva temperatura registrata durante il giorno, un caldo soffocante, non stagionale, mentre nessuno ha dato peso all’eccessivo nervosismo degli animali che hanno già “sentito” l’avvicinarsi della catastrofe.

All’improvviso, sono le 21.01, un forte boato; si pensa all’esplosione di una bombola, ma i pavimenti delle abitazioni cominciano a sussultare, le vibrazioni aumentano di intensità, le strutture ondeggiano paurosamente, la luce viene meno. I connotati del terremoto sono chiari; si cerca freneticamente una torcia, si rassicurano i bambini, si prende qualche coperta e tra scene di indescrivibile panico, si raggiunge la strada.

I primi quarant’anni di “Antares”

di Sauro Silvestrini

Comandante, quella stella si chiama Antares. Da qui la può vedere in diretta.

Il 1° “Antares” ha celebrato quest’anno il quarantesimo anniversario della sua costituzione. Nacque, infatti, il 1° febbraio 1976.

Da allora ha cambiato sovente denominazione, fino a giungere a quella di oggi: 1° Reggimento AVES “Antares”. Dotato allora dei mezzi aerei più moderni, prestanti e tecnologicamente più avanzati, ad “Antares” furono affidate attività che rivoluzionarono l’impiego dell’ALE: da compiti essenzialmente di collegamento e osservazione, a quelli pienamente operativi quali elitrasporti e aviolanci di unità terrestri, l’impiego dell’armamento di bordo per l’autoprotezione e per il sostegno dei combattenti, la conduzione di operazioni aeromobili, la capacità di svolgere missioni “Joint” e “Combined” in patria e all’estero. Ai compiti militari si aggiunsero ben presto attività, talvolta molto intense, a favore della protezione civile, in occasione di calamità naturali, incendi boschivi, trasporto di malati e/o traumatizzati.

Evoluzioni e involuzioni  nello scenario libico e siriano 

di Sergio Buono

Questa volta riprendiamo proprio da dove ci eravamo lasciati nell’ultimo numero del Basco Azzurro. In effetti, lo sviluppo della crisi nei due scenari è tale che non si può rimandarne l’aggiornamento e qualche considerazione.

L’andamento degli avvenimenti, seppure costantemente in evoluzione, sembra comunque confermare le linee di tendenza che avevamo tratteggiato nei “capitoli precedenti”.

Vediamo allora di riallacciare i fili del discorso: in Libia eravamo rimasti con il costituendo “Governo di Unità nazionale” approvato sulla carta ma tutto da definire; in Siria, assistevamo ai tentennamenti della Conferenza di Ginevra e all’accavallarsi degli interessi di attori esterni allo scenario siriano.

Vediamo cosa è successo in questi ultimi due mesi, e proviamo a fare un bilancio dell’evoluzione – se di evoluzione si è trattato – nella crisi dei due Paesi, legati dal “filo rosso” dello Stato Islamico.

Corpo Militare della Croce Rossa Italiana

150 anni, di umanità, imparzialità, neutralità,  indipendenza, volontariato unità, universalità, al servizio dell’umanità sia in pace sia in guerra

di Claudio De Felici

La storia del Movimento della Croce Rossa ha origine in Italia al tempo della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859. Testimone delle atrocità dei combattimenti che opposero l’armata di Napoleone III all’esercito austriaco fu il ginevrino Henry Dunant il quale rimase sconvolto dal numero impressionante dei morti e dei feriti, circa 40.000, e soprattutto dal fatto che essi fossero abbandonati senza cure e conforto sul campo di battaglia.

Al suo rientro in  Svizzera scrisse un libro sulla sua esperienza, intitolato “Un ricordo di Solferino”, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulla necessità della creazione di un’organizzazione di soccorso per curare e assistere i feriti di guerra.

Nacquero, così, nel 1863 a Ginevra il Comitato Internazionale di Croce Rossa e, successivamente, in tutti i Paesi del mondo le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa. /…/

Il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana trae origine dalla disposizione emanata dal Ministro della Guerra il 1 giugno 1866, con la quale il personale delle “Squadriglie di Soccorso”, prime formazioni emanate dal Comitato Milanese per il soccorso ai feriti e malati in guerra, poi trasformatosi in Croce Rossa Italiana, veniva assoggettato alla disciplina militare con l’adozione dell’uniforme e l’equiparazione gerarchica ai gradi dell’Esercito.

 

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