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1963 Trust your instruments

di Antonio Serpe

Nei mesi di aprile e maggio del 1961, fummo inviati, una dozzina di P.O., a frequentare un corso di “volo strumentale e notturno” presso la scuola di volo dell’A.M. in quel di Alghero. Lì, con aerei Piper L 21 B, attrezzati, (con l’ausilio di occhiali particolari per pilotare “al buio”) e con aerei Macchi 416, dopo 7 ore di volo notturno e 25 di strumentale, passato un esame, fummo dichiarati idonei. Mia impressione, però, fu che eravamo più bravi di notte (a vista) che con gli strumenti. D’altra parte eravamo tutti piloti che avevamo già circa 1.500 ore di volo a “vista”. Nell’ottobre 1962, fui inviato a Boscomantico (Verona) presso la 110a compagnia dell’Aviazione dell’Esercito U.S.A., per il passaggio sull’aereo Otter U 1. Lì, fui affidato, per l’addestramento, a due Chief Warrant Officers. I due, Mr Shug e Mr. Misner, si dedicarono con vero entusiasmo alla mia istruzione (anche perché era diventato il loro unico compito) e mi misero veramente “sotto”; tanto volo notturno, con atterraggi con I.L.S., tanto strumentale in I.F.R. e tanto, tanto Link Trainer. Mi divertivo molto in realtà. Una cosa che mi colpì fu il fatto che su tutti i manuali fornitimi, in ogni pagina, in alto e in basso, invece del numero progressivo, in caratteri più marcati, era scritto “Trust your instruments”. La stessa scritta, si leggeva anche sul cruscotto del Link. Boh!

Flash Back.

Il 26 aprile 1963, con Mr. Misner, trasportammo del personale a Napoli. Alle, 17.00, con condizioni meteorologiche piuttosto brutte, decollammo per il rientro: appena staccate le ruote da terra, ci chiamò “Capri Assistenza” che ci diede rotta e quota (ricordo 10000 piedi) avvertendoci che il tempo peggiorava ma che saremmo stati assistiti da Ponza, poi da Elba e infine da Chioggia. Scrosciava a dirotto e, poiché volavamo sul mare, anche a “buttar fuori l’occhio”, non si vedeva che nero. Quindi, strumenti e basta!!! Inoltre l’elica di tanto in tanto ci “sputava” in faccia, sul plexiglass, una manciata di ghiaccio. Non era divertente ed io, sinceramente, ero un po’ preoccupato. Il secondo pilota, Mr. Misner, fumava e faceva le parole incrociate (sic). Ad un certo punto, non so perché né l’ho mai saputo, gli chiesi quanti figli aveva. Risposta: “Three”; il fatto che avesse tre figli, che se la fumasse e facesse le parole incrociate, mi diede fiducia nel mio pilotaggio. Ma fuori, sempre più nero. Solo strumenti e basta!!! Chiamati su “verticale Ponza”, ritocco della rotta e conferma della quota; lo stesso su “verticale Elba”, però, qui sentii anche “Alitalia AZ (numero), verticale Elba, 10500 piedi.” Alzai gli occhi e vidi le luci lampeggianti di Alitalia sulla nostra testa. Gran sospiro di sollievo e un lampo: “Trust your instruments”.

Virata per la rotta di Choggia, e intanto, fuori, si cominciavano a vedere le luci delle città. Il peggio era passato, ma in quel momento “trustai” sempre più i miei “instruments”.

Atterrammo alle 21.10 (quindi “strumentale e notturno”) e, come premio trovammo… la mensa chiusa.

Al “debriefing” Mr. Misner, si complimentò con me, dicendomi: “Ha volato molto bene. Ho seguito tutto il volo, fingendo di fare parole incrociate, per non disturbare”. E poi: “E Lei, quanti figli ha?” Risposta: “una”. Forse, misura del livello di preoccupazione?

A luglio lasciai la SAL del 41° reggimento artiglieria pesante campale.

Avevo un bagaglio di 1.875 ore di volo di cui 21.30 di notturne e 84.00 di strumentali (150.00 in totale con gli Otter). “Buono” direte voi. Infatti, in settimana fui inviato, per il prescritto periodo, a comandare il III gruppo Honest John del 3° reggimento artiglieria missili, della III Brigata missili della 3a armata, in quel di Oderzo. Almeno, non mi mancavano i TRE!… “C’est la vie”…