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1980 Italair: gli inizi

di Umberto Taddei     

Tornare dopo trent’anni in un posto che hai nel cuore per i ricordi bellissimi che ti sei portato dentro per tanto tempo, è un evento quasi traumatico. I tempi sono cambiati, il

progresso, la tecnologia, il supporto logistico (il comandante di UNIFIL è italiano), i velivoli, gli alloggi….

Al confronto il “mio” Italair era un gruppo di dilettanti allo sbaraglio. Professionisti nel lavoro, ma buttati là soli e… arrangiatevi. Anche lo SME non aveva le idee molto chiare: agli sposati, come me, era richiesta, per poter andare in Libano, l’autorizzazione della moglie!

Per mesi la nostra doccia fu un bidone sostenuto da quattro pali ed il WC un buco in terra sotto una struttura di plastica ed un secchio con la calce!

Il luogo per le riunioni era una tenda malridotta e davanti a questa c’era una baracca di fortuna con una serie di frigoriferi con i nominativi dei vari utenti, dove ognuno di noi teneva qualche provvista gastronomica.

Vuoi che eravamo tutti volontari, forse un po’ anche incoscienti, e vuoi soprattutto per le difficoltà di sopravvivenza, fatto sta che eravamo tutti molto uniti in particolare nei momenti critici.

Quando di notte suonava l’allarme di MEDEVAC (evacuazione medica), tutto il reparto partecipava, tutti si alzavano ed alla spicciolata venivano alla baracca delle operazioni per seguire la missione ed ognuno portava o il caffè o qualche dolcetto o qualcosa da bere.

Questo è il ricordo più bello dei miei dieci mesi trascorsi in Italair.

Ma non fu sempre liscia la vita ad Italair. Nel mese di aprile o maggio del 1980, a seguito del riconoscimento dell’OLP da parte dell’Irlanda, il magg. Haddad (filo israeliano) bloccò in Tibinin il battaglione irlandese e, dopo l’evacuazione del personale irlandese con gli elicotteri di Italair, bombardò per rivalsa a colpi di mortai la nostra base danneggiando i nostri 4 elicotteri e distruggendo magazzini e una baracca alloggi.

Ora avvenne un fatto molto importante: sotto la regia del mio bravissimo ufficiale tecnico, l’allora cap. Pierino Raggi, la squadra degli specialisti, cannibalizzando gli elicotteri danneggiati, in 36 ore rimise in moto un elicottero.

Mi ricordo che era notte fonda quando il rumore del motore e del rotore riempì tutta l’area giungendo fino al Quartiere Generale.

Molti ufficiali di UNIFIL vennero a rendersi conto di cosa era avvenuto e si congratularono ammirati. Chissà se qualcuno non abbia pensato: “Però questi italiani!”

Per chiudere una nota che può sembrare comica: avevo, in qualità di comandante, qualche dollaro per spese di rappresentanza. Feci fare dei crest e delle bandierine e chiesi altri soldi. Dall’ufficio amministrativo in Italia pretesero le fatture, cosa impossibile in quella zona di guerra specie in quel periodo, per giustificare la spesa sostenuta. Il Comandante di “Antares”, dal quale dipendevamo, era un ufficiale con la “U” maiuscola, il col. Carlo Surrentino d’Afflitto, che mi telefonò e mi disse: “Ti giustifico io!”.

Questo in breve uno spaccato della vita di Italair ai miei tempi, nel 1980. Bellissimo!