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2004 L’albero della Pace

di Gianfranco Mecozzi

Noi a 2000 libbre carburante siamo soliti concludere le missioni, mai le abbiamo iniziate a 1700 libbre.

E’ stata un’esperienza bellissima, quest’albero, simbolo della pace nel mondo e destinato ad abbellire Piazza San Pietro per le festività natalizie del 1994, rimarrà per sempre nel nostro cuore e nella storia di “Antares”.

Tutto è cominciato qualche mese fa. Il nostro capo ufficio OAI inizia col farci vedere qualche foto dell’albero sbiadita dal fax. Si comincia a parlare di dimensioni e peso: cose dell’altro mondo! 32 metri di altezza (più della macchina di Santa Rosa), 7.000 chili di peso (e chi ci crede! Se è alto 32 metri ed ha un diametro di circa 1 metro alla base, peserà ben di più!)

Il pensiero corre veloce a come poter fare per far sì che anche questa missione venga “centrata”: riduzione al massimo del carburante, grafici, manuali di volo, schede di prestazione e moduli F; giorni e notti di studio.

Un primo drappello di uomini parte alla volta di Pinzolo per effettuare una prima ricognizione e prelevare il più possibile informazioni in merito. Al loro rientro inizia la fase vera e propria della pianificazione della missione: “c’è di tutto, dalla possibile avaria tecnica alla fettuccia di sicurezza del donut dell’imbragatura a frattura prestabilita”.

Subito prendono forma due squadre, una di specialisti ed una di piloti ed ognuna di esse “porta il miele all’alveare” come le api.

Ci sembra di aver valutato tutto, fino all’ultimo particolare che potrebbe influenzare il buon esito della missione, ma consciamente, seppur assaliti da qualche perplessità, decidiamo di dare la fattibilità tecnica allo svolgimento della stessa.

In barba alle previsioni ed alle condizioni meteo qualcosa ci dice che è ora.

L’operazione inizia il 22 novembre mattina, quando i primi specialisti raggiungono Pinzolo per condizionare ed imbragare l’albero, sono: il 1° maresciallo Luciano Vincentini ed il 1° maresciallo Giovanni Cionfi capi velivolo di CH 47 e con loro l’intraprendente e veterano pilota cap. Zefferino Di Prospero (quest’ultimo ha tenuto i contatti con tutti i rappresentanti della provincia di Trento e del comune di Pinzolo).

Il 24 novembre mattina il resto dell’equipaggio decolla da Viterbo con un CH 47 C, l’E.I. 831 con a bordo il nostro comandante il col. Erminio Pierangelini. Si raggiunge Pinzolo ormai al tramonto, facciamo una breve ricognizione per poi raggiungere l’aeroporto di Trento. La sera tutti indistintamente riuniti in briefing ripassiamo la lezione fino a tardi, fino all’inverosimile ripetiamo ognuno per la sua parte la lezione, poi stanchi si va a letto: “domani sarà il giorno della prova del nove”.

Il 25 novembre alle ore 09:30 atterriamo a Pinzolo con 2800 libbre carburante, quanto pianificato. Ad attenderci c’è RAI 1 Linea Verde condotta dal giornalista Paolo Brosio e con lui tutto il paese.

Il nostro pensiero è comunque all’albero: “ce la faremo? Lo speriamo!” Sarebbe brutto con tutta questa gente tornare con un pugno di mosche. Verso mezzogiorno decolliamo, a bordo siamo: io, quale pilota comandante dell’aeromobile, maggiore Gianfranco Mecozzi, 1° pilota è il capitano Zefferino Di Prospero capi velivolo: 1° maresciallo Eugenio Coletta, maresciallo capo Claudio Celestini e maresciallo capo Paolo Rinaldi.

A terra, quale squadra di assistenza addetti all’imbragaggio e rischierati sulle zone di aggancio/sgancio ci sono: il 1° maresciallo Luciano Vincentini, il 1° maresciallo Giovanni Cionfi, il 1° maresciallo Cosimo D’Attis ed il maresciallo capo Massimiliano Franchi.

A coordinare le attività a terra con la radio ed in collegamento con l’elicottero il ten. col. Michele Tanzarella (nostro capo ufficio OAI). Sempre presente a dare il dovuto sprone ed il giusto “LA” il comandante di reggimento col. Erminio Pierangelini.

Raggiungiamo la verticale del punto, l’area è stretta, i rotori sono a poca distanza dalle cime degli alberi. “Zefferino” ha i comandi ed io il mio foglio con i grafici, limitazioni d’impiego e quant’altro nella mente. Ho calcolato tutto, anche una scheda che ci consente di conoscere il peso del “Bambino” a seconda di quanto torsiometro applichiamo. Tutto, anche l’imprevisto; infatti eccolo: “il verricello non funziona”, non possiamo issare a bordo la braga lunga 100 piedi e pesante 70 chili, se non a mano. Vedo i tre capi velivolo, proni sulla botola, che tentano di issare la braga a mano, dai microfoni si sente l’affanno, stanno ansimando; venti minuti di sofferenze ed ancora non riusciamo ad agganciare il capo della braga al gancio baricentrico.

Si riposano, chiedono di riprendere fiato, l’impegno del primo pilota si fa sempre più arduo, l’elicottero si muove silenzioso ma diligentemente in mezzo alla sua culla di ostacoli: i rotori sono a tre-sei metri dalle cime degli alberi. Penso di interrompere la missione e ritornare dopo aver riparato il verricello o quanto meno riorganizzarci di nuovo per fronteggiare meglio la missione. Lo penso solo, anche gli altri staranno pensando la stessa cosa, ma nessuno a bordo parla, vogliamo chiaramente non mollare.

Finalmente dopo tanti sacrifici ed espedienti con corde e funi i capi velivolo riescono ad agganciare la braga e si sente in cuffia: “vai, è tutto tuo”.

Il Cino comincia ad urlare, di potenza ne ha da vendere, seguo il torsiometro 85….88…91% di potenza, anche tutto il resto è nei limiti; finalmente lo stacco. L’albero è sollevato, è sotto di noi e non oscilla. Siamo al limite delle prestazioni, ho come la sensazione che il Cino abbia deciso di voler consumare ancora carburante facendo i capricci con il verricello, per potersi accollare il carico nelle condizioni ottimali.

Lungo la rotta a 20 nodi sfioriamo altre cime di abeti, la braga è molto lunga e il nostro occhio è abituato a molto meno ma nessun problema, tutto rientra nella normalità; la situazione è perfettamente sotto controllo grazie all’intervento dei nostri capi velivolo che ci avvisano in tempo della bassa quota.

Continuiamo il volo fino a Pinzolo, dove il posizionamento dell’albero sui due cavalletti ci richiede altri 20 minuti di hovering.

La spia basso livello carburante da qualche minuto “fa l’occhiolino”, abbiamo ancora 700 libbre (niente per un CH 47).

Finalmente raggiungiamo il giusto allineamento ed in cuffia sentiamo il “giù….giù…abbassare” del capo velivolo. Poi: “carico è al suolo, funi lente, sganciare”.

Prendo io i comandi all’altro, osservo i suoi occhi lucidi, sta per piangere dalla gioia, gli do una pacca fraterna sulle spalle: “ce l’abbiamo fatta!”.

Gioia e soddisfazione totale.

L’albero secondo la scheda da me preparata risulta pesare 8.700 chili contro i 7.000 stimati, la sua lunghezza è di 35 metri ed ha un’età stimata di 110 anni.

Ancora una volta “Antares” mette a segno una bella missione. Il nostro comandante ci stringe la mano e ci abbraccia soddisfatto.

Che possa quest’albero, oltre a simboleggiarla, portare veramente la PACE nel mondo.