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2013 Ringiovaniti di quarant’anni!

di Ruggero de Zuani

Ci eravamo lasciati il 2 giugno 1973 a Roma dopo la sfilata per la festa della Repubblica cui tutti i conquistatori del tetto del mondo avevano preso parte. Quel giorno, la spedizione italiana all’Everest ‘73 si era sciolta.

Gli undici componenti del nucleo, avevano fatto rientro alle rispettive sedi. Rare erano state le occasioni per ritrovarci nuovamente: le celebrazioni ad Aosta organizzate dalla Scuola Militare Alpina (l’Ente presso cui la IEE73 si era formata) con cadenza decennale, cui piloti e specialisti avevano presenziato saltuariamente, oppure qualche incontro di servizio.

Quando appresi che nel 2013 ad Aosta non sarebbe stato ricordato il quarantennale della spedizione, nacque l’idea di approfittare del raduno della nostra associazione (pressoché concomitante con le date di raggiungimento della vetta) per chiedere al presidente la possibilità di dedicarci un angolino per riunire il personale del nucleo per una rimpatriata fra noi. L’entusiastica adesione del presidente dell’ANAE, gen. Sergio Buono, e dei componenti il consiglio direttivo nazionale, suoi consiglieri ci ha consentito di ricevere ancora una volta la citazione delle autorità e l’attenzione dei colleghi.

L’emozione è stata enorme allorché ci siamo rivisti alla serata azzurra di giovedì 16 maggio. Dimenticando gli acciacchi dell’età siamo ritornati, purtroppo solo con l’immaginazione, alle pendici dell’Everest dove, unitamente agli alpinisti, combattevamo giornalmente la nostra battaglia contro il gigante.

Il primo nostalgico pensiero è stato naturalmente rivolto a coloro che “sono andati oltre”: il cap. Landucci e il maresciallo Brunamonti, rappresentati rispettivamente dai due figlioli e dalla vedova accompagnata dal figlio, il maresciallo Ferro ed il serg. magg. Paludi, i cui familiari non hanno potuto partecipare assicurandoci però la loro presenza spirituale.

Purtroppo dei sette superstiti eravamo solo in quattro; l’allora ten. Luigi Pecoraro ed il serg. magg. Francesco Bucci, accompagnati dalle gentili signore, il maresciallo Edoardo Malerba ed io.

Riuniti ad un tavolo che il presidente ci ha riservato alla destra di quello delle autorità, ci siamo sfogati a riesumare ricordi, sofferenze ed aneddoti, sollecitati in questo anche dai giovani Landucci e Brunamonti che volevano apprendere nuovi particolari dell’esperienza vissuta dai loro padri.

Ai tre assenti, il cap. Gallesi, il maresciallo Maiu ed il serg. magg. Cristallo saranno sicuramente fischiate le orecchie perché anche loro sono stati ripetutamente menzionati nei nostri conversari.

Particolare emozione ha riscosso il ricordo dell’incidente del 17 aprile, ascoltando le parole di chi lo visse in prima persona, costretto anche a trascorrere la notte ai 6500 m del campo 2, ospite degli alpinisti ivi presenti, e di coloro che furono in ansia a Lukla per le condizioni dei colleghi fino al momento in cui, la mattina seguente, poterono essere trasportati a valle con due voli.

Ma sono tornati alla luce anche tanti episodi curiosi, come il volo effettuato per il Ministero degli Esteri nepalese con il trasporto non di ambasciatori, ma di un paio di caprette vive destinate ad essere sacrificate durante un incontro di vip organizzato in alta montagna. Oppure il Lama buddhista che avendo ottenuto un passaggio su un volo da Lukla a Kathmandu, dopo aver omaggiato l’equipaggio con le tradizionali kate, si rifiutava di salire a bordo se non dopo essere stato fotografato davanti all’elicottero.

Abbiamo, infine, rivissuta la gioia del momento del successo della spedizione, quando le due cordate di quattro alpinisti toccarono gli 8848 m della vetta, consapevoli che anche noi del nucleo elicotteri li avevamo spinti sul tetto del mondo.

Ci ritroveremo ancora? È la speranza di tutti, magari fra cinque anni!