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2014 Un dolore indicibile in un mare di Azzurro

di Vincenzo Rapposelli

Di fronte a tragedie simili si rimane ammutoliti. Tutto ciò che il cuore ti suggerisce ti pare banale e così rimangono inespressi sentimenti, sensazioni, emozioni, forse per pudore, per timore di non inserirsi sconsideratamente nel dolore delle famiglie.

Eppure sento forte lo stimolo di esternare i miei sentimenti. Forse la spinta mi viene dalla consuetudine di essermi improvvisato giornalista per ben dodici anni di attività dedicati al nostro periodico, l’amato “il Basco Azzurro”.

Perché? Perché sono rimasto colpito dalla forza morale delle famiglie sulle quali è ricaduta, improvvisa, la tragedia. Sono rimasto scosso positivamente dalla loro compostezza, dal loro manifestare “in punta di piedi” il loro dolore immenso, indicibile, lacerante ma… non assoluto e annichilente. Ha detto bene Monsignor Viganò, proclamando nell’omelia che la loro fede è una testimonianza preziosa per tutti noi.

Ero dietro il labaro ed i vessilli delle nostre sezioni, insieme ad una marea di compagni con il basco azzurro ben calcato sulla testa e … mi sono chiesto: come avranno fatto a confluire in così breve tempo da tutta Italia a Viterbo? Il segretario generale Bellucci deve aver lavorato anche di notte e le sezioni… pure. Purtroppo un cerimoniere poco attento non ha permesso a tutti noi di osservare le prime file, occupate dalle autorità e parenti dei due Caduti, ed il resto della platea.

Stamane però, quasi per caso, sono andato su un sito web di un giornale on line locale e debbo dire che la tragedia terrena delle famiglie si è ammantata, guardando le foto, di tanti richiami ai valori assoluti della vita.

Da vecchio soldato i miei occhi non si sono inumiditi durante le esequie ma di fronte alla madre di Paolo che indossava il basco azzurro portato dal figlio in servizio, di fronte alla fidanzata ed al fratello di Paolo che indossavano il giubbotto della tuta mimetica del loro caro, di fronte ai discorsi rotti dai singhiozzi repressi ma irrefrenabili della moglie e della figlia di Giangiacomo, il cuore del vecchio soldato si è squagliato allo stesso modo in cui, ci ha raccontato così plasticamente il fratello di Calligaris, si squagliava la madre di Giangiacomo quando il figlio lo chiamava dolcemente… mammy!

Il gesto della madre di Paolo è sublime! Una vera testimonianza d’amore verso la nostra Specialità! Indossando il basco azzurro è come se avesse voluto rappresentare tutte le madri dei nostri 115 Caduti in servizio con il suo ed il loro lacerante, ma composto dolore. E’ un esempio di virtù eccelse, di coraggio e di forza d’animo che non si ferma nemmeno davanti alla morte ma va oltre e ci fa pregustare un pezzo di vita eterna.

I nostri Caduti sono tutti nel nostro cuore e li ricordiamo ad uno ad uno, dal primo, Oscar Savini, al 114° Giangiacomo Calligaris e al 115° Paolo Lozzi! A te, Paolo, Dio non ha tolto le tue giovani speranze, ha semplicemente voluto la tua freschezza vicino a se, donandoti la vita eterna ed a Giangiacomo ha elargito tutte le Sue dimostrazioni d’amore nei suoi 57 anni di vita ed adesso lo ha accolto alla Sua destra!