Le celebrazioni per il 75° anniversario dell’Aviazione dell’Esercito hanno preso ufficialmente avvio il 13 marzo a Bracciano, con un evento dedicato alle origini della Specialità, e stanno proseguendo lungo tutto il territorio nazionale fino al prossimo 15 maggio, in un percorso che unisce memoria, operatività e identità.
A Bracciano, luogo simbolo dove nel 1951 prese forma il primo reparto di Aviazione Leggera dell’Esercito, si è voluto rendere omaggio alle radici della Specialità: una storia fatta di intuizione, coraggio e progressiva evoluzione, che ha portato l’AVES a diventare oggi uno strumento imprescindibile della capacità operativa dell’Esercito Italiano.
Il 24 marzo, a Rimini, le celebrazioni sono entrate nel vivo con un’imponente esercitazione che ha visto protagonisti il 7° Reggimento AVES “Vega” e il 66° Reggimento fanteria aeromobile “Trieste”. Dall’aeroporto militare “Vassura”, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, gli elicotteri AH129 e NH90 hanno operato in uno scenario addestrativo complesso, simulando attività di ricerca, soccorso e salvataggio nell’area di Coriano.


Un momento di grande valore operativo, ma anche un’occasione concreta per mostrare al territorio la capacità dell’Esercito di operare nella cosiddetta “terza dimensione”, garantendo rapidità d’intervento, flessibilità e integrazione tra componente aerea e terrestre. Un impegno che trova riscontro non solo nei teatri operativi internazionali, ma anche nelle attività di supporto alla popolazione, come dimostrato nei recenti interventi durante l’alluvione in Emilia-Romagna.
Eppure, al di là della cronaca e dei numeri, ciò che più colpisce in queste giornate va oltre l’aspetto tecnico e operativo. È la dimensione umana.
L’Aviazione dell’Esercito non è soltanto tecnologia, addestramento e capacità di intervento. È, prima di tutto, fatta di uomini e donne che incarnano un equilibrio raro tra competenza e passione, rigore e spirito di servizio.
C’è una “bellezza” che non si misura nei mezzi impiegati o nelle manovre eseguite, ma negli sguardi, nei gesti, nella naturalezza con cui questi professionisti vivono il proprio ruolo. Una bellezza fatta di disciplina, dedizione e orgoglio silenzioso.
Chi ha la fortuna di avvicinarsi a questa realtà, anche solo per un giorno, percepisce immediatamente qualcosa di profondo: un senso di appartenenza autentico, una coesione che nasce dalla condivisione di valori prima ancora che di missioni.
È bello, allora, poter condividere con loro questa ricorrenza.
È bello sentirla non come una celebrazione “altrui”, ma come una festa che appartiene a tutti. Perché l’Aviazione dell’Esercito, con il suo impegno quotidiano, rappresenta una parte viva e concreta del Paese.
La giornata di Rimini, con il rombo degli elicotteri, la precisione delle operazioni e la partecipazione della comunità, ha restituito non solo un’immagine di efficienza, ma anche un’emozione autentica: quella di un’Italia che funziona, che protegge, che serve.
E allora, in questo 75° anniversario, il pensiero non può che trasformarsi in un ringraziamento sincero.
Grazie a chi ogni giorno vola, opera, addestra, interviene.
Grazie a chi, con professionalità e senso del dovere, rende possibile tutto questo.
Grazie a chi rappresenta, con discrezione e orgoglio, il volto migliore delle nostre Forze Armate.
Perché dietro ogni missione, ogni decollo, ogni intervento, c’è sempre qualcosa di più grande: c’è lo spirito di servizio verso la Nazione.
E questo, oggi come ieri, è il vero motore dell’Aviazione dell’Esercito.
Le celebrazioni proseguiranno nelle prossime settimane, attraversando idealmente l’Italia e portando con sé non solo eventi, dimostrazioni e momenti istituzionali, ma soprattutto occasioni di incontro tra l’Aviazione dell’Esercito e il Paese che serve ogni giorno.
Sarà un cammino fatto di memoria e futuro, di tradizione e innovazione, in cui ogni tappa aggiungerà un tassello a una storia lunga settantacinque anni, ancora capace di rinnovarsi con la stessa passione delle origini.
Ma, più di ogni programma, più di ogni calendario, resterà ciò che queste giornate sanno trasmettere: un’emozione autentica, fatta di orgoglio, appartenenza e fiducia.
Perché l’Aviazione dell’Esercito non celebra soltanto sé stessa.
Celebra un modo di servire, di esserci, di volare — sempre — al servizio dell’Italia.
