Oggi, a Porta San Paolo e al Parco della Resistenza di Roma, si sono svolte le celebrazioni per l’82° Anniversario della Difesa di Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Ministro della Difesa, Guido Crosetto. del capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano e molte altre autorità tra cui il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, era presente anche il labaro nazionale dell’ANAE con alfiere il Col. Francesco Bellucci.

La cerimonia è iniziata a Porta San Paolo con la deposizione di una corona d’alloro da parte del Capo dello Stato, al Monumento ai Caduti per la difesa di Roma. L’8 settembre 1943 segna l’armistizio di Cassibile, che porta a una forte resistenza di alcuni reparti italiani contro i tedeschi, ma anche a numerosi caduti a causa delle rappresaglie naziste. Nella difesa di Roma si registrarono 597 morti (tra militari e civili). Successivamente, al Parco della Resistenza, il Presidente della Repubblica ha reso omaggio con la deposizione di una corona di alloro al Monumento dedicato alla memoria degli 87.000 militari caduti durante la Guerra di Liberazione.

“Ciò che viviamo oggi, ovvero libertà e democrazia che a noi sembrano banali ma che in nazioni vicine a noi sono negate da troppo tempo, si basa sulle gambe e sul sacrificio di uomini e donne che 82 anni fa hanno deciso di perdere la propria vita per la libertà dei propri figli”. – Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine dell’82° Anniversario della Difesa di Roma a Porta San Paolo e al Parco della Resistenza dell’8 settembre –. “Siamo qui in questo luogo che non è solo memoria, ma identità viva della Nazione. L’8 settembre rappresenta un solco inciso nella coscienza collettiva, dove il coraggio di pochi ha aperto la strada per la libertà di tutti– sottolinea -. Le forze armate hanno l’abitudine di coltivare la memoria perché solo ricordando il sacrificio possiamo ricordare alle generazioni attuali l’orrore della guerra, l’esempio di chi ha perso la vita in guerra ci aiuta a combattere, spesso a mani nude, per difendere la pace. Democrazia e libertà sono valori che vanno difesi ogni giorno, la libertà non è mai gratuita, difendere la pace è custodire la democrazia è il mandato che ci hanno consegnato queste persone con la loro vita. Oggi più che mai lo spirito di Porta San Paolo deve essere la bussola per l’Italia”

Italia pronta a restare in Libano anche senza i caschi blu dell’Onu. “Difenderemo il più possibile la nostra presenza all’interno del mandato Onu. Se l’Onu deciderà di ritirarla, proporrò al Parlamento un ampliamento della missione bilaterale che ha l’Italia, perché non si abbandona un popolo. Siamo stati lì perché pensavamo fosse utile. Possiamo farlo anche da soli, non con la forza dell’Onu. Occorre che una nazione sappia prendersi delle responsabilità anche singole”, ha affermato Crosetto a margine della cerimonia per l’82esimo anniversario della Difesa di Roma.
NDR: Il 10 settembre 1943 Porta San Paolo fu teatro di uno degli scontri legati alla difesa di Roma. Qui la Divisione Granatieri di Sardegna, dopo aver rifiutato di lasciarsi disarmare dai tedeschi il giorno precedente, diede luogo a furiosi combattimenti, coadiuvata da gruppi di civili. Sui resti di un tratto delle mura sono oggi visibili quattro lapidi di epoca recente, due a ricordo dei fatti avvenuti il 10 settembre 1943, una a ricordo dello sbarco di Anzio del 4 giugno 1944 e l’ultima in memoria dei Caduti della Resistenza e del terrorismo. L’8 settembre 2011, in occasione della cerimonia commemorativa del 68° anniversario degli scontri del 1943, è stata collocata definitivamente la Stele che ricorda i reparti militari che parteciparono alla Difesa di Roma precedentemente posizionata a Porta Capena.

La battaglia del 10 settembre 1943 (brano tratto da un articolo scritto nel dicembre 1944 da Ezio Bacino e pubblicato sul settimanale “Domenica”). “I tedeschi avanzarono minacciosamente, ma i granatieri resistettero arretrando con ordine e sempre combattendo su di una nuova linea che andava dalla Basilica di San Paolo alla Garbatella. La nuova realtà creata dal forzato abbandono dei capisaldi 4 e 5 che coprivano il ponte della Magliana maturò le sue funeste conseguenze tattiche. Con l’abbandono dei capisaldi sulla via Ostiense e sul fiume cadde la possibilità di tenere il pianoro dominante dell’Esposizione Universale; e l’abbandono conseguente della zona dell’E42 e delle Tre Fontane, rendendo praticamente impossibile qualsiasi ulteriore e valida difesa della città. Ebbe così inizio l’ultima battaglia feroce e micidiale tra le case, per le strade, in mezzo alla popolazione, tra tutte le cose civili, domestiche. I tram correvano alle spalle dei soldati, i ciclisti pedalavano in mezzo alle linee. Dalla Basilica a Porta San Paolo attraverso i Mercati Generali reparti ed autocolonne si amalgamavano in un inestricabile groviglio. Perduto nel caos ogni collegamento ed ogni vincolo disciplinare, dissolta ogni possibilità di comando, reparti delle più diverse provenienze furono coinvolti nel flusso di un moto retrogrado. I Granatieri soli ripiegarono combattendo….
Brano tratto da «1943: 25 Luglio – 8 Settembre» di Ruggero Zangrandi (Feltrinelli Editore, 1964 […] Per prima cosa, l’indomani mattina, il ten. Raffaele Persichetti (dei Granatieri) si portò al Deposito del suo Reggimento, il 1° Granatieri, ed ebbe notizia che la situazione militare, attorno a Roma, s’era molto aggravata: proprio i Granatieri contendevano il passo ai tedeschi dalle parti della Cecchignola e alcuni elementi avevano già dovuto ripiegare verso la Basilica di San Paolo. Raffaele si avviò verso questa località, con un altro sottotenente di complemento, a piedi. Piovigginava. Passò nei pressi del Colosseo, dove già c’era atmosfera di retrovia. Percorse il viale Aventino, truppe con carriaggi e artiglierie attendevano di essere impiegate: quello spettacolo gli diede la sensazione dell’imponenza della battaglia. Ma ancora non sapeva che la battaglia si svolgeva già nella zona di San Paolo. Giunse all’altezza della Piramide di Caio Cestio (sarà stato mezzogiorno) e qui incontrò il comandante del suo reggimento, colonnello Mario Di Pierro, che dirigeva i combattimenti. Tolse a un soldato morto le giberne e le armi e, cosi, vestito come un garibaldino o un brigante, prese il comando di un plotone di granatieri……
Col. Mauro Bloise, Direttore Editoriale Il BASCO AZZURRO
