Dopo due anni e mezzo alla guida dell’Aviazione dell’Esercito e al termine di quarant’anni di servizio, il generale Salvatore Annigliato lascia il comando al Generale di Divisione Massimiliano Belladonna. D’Addario: “Continuità e cambiamento”. Il nuovo comandante sceglie di non parlare: a presentarlo sono la sua carriera e una Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito conquistata sul campo.
Un passaggio di consegne nel segno della continuità, ma inevitabilmente proiettato verso il futuro. Il Generale di Divisione Massimiliano Belladonna è il nuovo Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, subentrando al Generale di Divisione Salvatore Annigliato, che lascia la guida della Specialità dopo circa due anni e mezzo e conclude, nello stesso momento, quarant’anni di servizio nell’Esercito Italiano.
Una cerimonia partecipata, alla presenza delle Autorità civili, militari e religiose, delle associazioni, delle famiglie e di una comunità viterbese che ancora una volta ha confermato il legame costruito negli anni con l’Aviazione dell’Esercito. Un rapporto richiamato più volte anche negli interventi ufficiali e che rappresenta ormai una parte importante della presenza dell’Esercito sul territorio.
A presiedere la cerimonia, quale massima Autorità militare, il generale D’Addario, Comandante delle Forze Operative Terrestri, che ha portato anche il saluto del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e ha definito l’AVES “un gioiello nella corona dell’Esercito”, sottolineandone il valore operativo e la particolare vicinanza dei vertici della Forza Armata.
Ma il primo momento centrale della giornata è stato inevitabilmente il saluto di Annigliato.
Il generale lascia il comando dopo aver accompagnato l’Aviazione dell’Esercito in una fase particolarmente significativa, culminata quest’anno nelle celebrazioni per il 75° anniversario della Specialità, occasione per ripercorrere una storia iniziata nel 1951 e, soprattutto, per guardare alla sua evoluzione. Annigliato aveva assunto il comando dell’AVES il 12 aprile 2024.
Il suo è stato però un discorso di commiato molto lontano da un semplice bilancio delle attività svolte. Annigliato ha scelto di parlare soprattutto di persone, di responsabilità e di servizio, partendo dalle proprie radici e dal ricordo del padre, operaio di acciaieria, capace un giorno di mettere a rischio la propria vita per salvare quella di un collega.
“Il coraggio è semplicemente non sottrarsi“, ha detto Annigliato, visibilmente commosso. Non significa non avere paura, ha spiegato, ma sapere che qualcuno ha bisogno di te e scegliere di esserci, assumendosi una responsabilità anche quando nessuno ti obbliga a farlo.
Una lezione ricevuta molto prima dell’Accademia e che, nelle parole del generale, avrebbe accompagnato l’intera sua vita militare e quel desiderio di essere utile e di mettere le proprie capacità al servizio degli altri e del Paese.
Da qui Annigliato ha allargato lo sguardo agli uomini e alle donne dell’AVES, ricordando come dietro ogni missione e ogni aeromobile che si alza in volo esista un sistema molto più ampio, fatto di equipaggi, specialisti, tecnici e personale militare e civile. “Ogni persona conta“, perché non c’è soltanto chi vola, ma chi prepara il volo, garantisce l’efficienza dei mezzi, pianifica, controlla e lavora spesso lontano dai riflettori.
È anche in questa dimensione che Annigliato ha collocato i valori dell’Esercito – onore, disciplina, coraggio, lealtà e senso del dovere – ricordando che non sono formule da utilizzare nelle occasioni solenni, ma “scelte quotidiane“, riconoscibili soprattutto nei comportamenti e nel modo in cui ciascuno affronta le proprie responsabilità quando non ci sono riflettori né riconoscimenti.
Particolarmente sentito anche il ricordo dei Caduti dell’Aviazione dell’Esercito, ai quali era stato reso omaggio già nella mattinata. Un pensiero esteso alle loro famiglie e a tutte quelle dei militari, protagoniste silenziose di una vita nella quale trasferimenti, missioni, assenze e impegni improvvisi finiscono inevitabilmente per entrare anche nelle case.
“Il tempo sottratto agli affetti non torna“, ha ricordato Annigliato in uno dei passaggi più personali del suo intervento, ringraziando mogli, mariti, compagni, figli e genitori che condividono il servizio pur senza indossare l’uniforme.
Poi l’ultimo messaggio ai più giovani: custodire il Basco Azzurro non semplicemente come un simbolo di appartenenza, ma come un impegno a essere all’altezza dei valori che rappresenta.
E infine il congedo: “Ci sono cieli che si attraversano in volo e altri che, una volta incontrati, rimangono dentro di noi per tutta la vita. Il mio avrà per sempre i colori del Basco Azzurro“.
È spettato quindi al generale D’Addario ricondurre il passaggio di consegne alla prospettiva più ampia dell’Esercito. Continuità e cambiamento, ha spiegato, non sono termini in contraddizione. Il cambiamento è necessario perché porta nuove prospettive e nuove opportunità, ma deve inserirsi in una continuità che trova il proprio fondamento nei valori, nelle tradizioni e nella memoria di chi ha preceduto le generazioni attuali.
Da qui anche il lungo e sentito richiamo ai Caduti dell’AVES, una Specialità relativamente giovane che ha pagato nel corso della propria storia un prezzo significativo, sia nell’attività operativa sia nella continua ricerca dei limiti e delle possibilità del volo.
D’Addario ha ricordato anche cosa significhi l’Aviazione dell’Esercito per chi combatte a terra, rievocando la propria esperienza di ufficiale di fanteria e paracadutista e quel “rumore delle pale” capace, nelle operazioni, di significare sicurezza, supporto, evacuazione e ritorno.
E non soltanto nelle operazioni militari. Gli elicotteri dell’Esercito, ha ricordato, sono stati spesso tra i primi ad arrivare dove calamità e distruzione avevano tolto tutto alle popolazioni, portando soccorso e speranza.
Nelle parole del comandante delle Forze Operative Terrestri è emersa così l’immagine dell’AVES come un vero microcosmo di professionalità, nel quale piloti, equipaggi, manutentori, tecnici, personale di supporto e componente aeromobile concorrono allo stesso risultato. Una realtà che, secondo D’Addario, rappresenta in maniera particolarmente efficace le tre direttrici indicate per l’Esercito Italiano: valori, tecnologia e addestramento.
Poi il passaggio al nuovo comandante.
Il Generale di Divisione Massimiliano Belladonna ha scelto di non pronunciare il tradizionale discorso di insediamento. Una decisione tutt’altro che ignorata durante la cerimonia e che lo stesso D’Addario ha voluto sottolineare.
“Hai scelto di non parlare, è una scelta che condivido”, ha osservato rivolgendosi al nuovo comandante, spiegando sostanzialmente come dietro quel discorso non pronunciato vi sia già una carriera capace di presentarlo all’Aviazione dell’Esercito.
Belladonna, del resto, torna in una realtà che conosce profondamente. Ma nel suo curriculum c’è soprattutto una pagina che D’Addario ha voluto ricordare davanti allo schieramento.
Il 4 luglio 2013, a Shewan, in Afghanistan, Belladonna era al comando di un’unità elicotteri quando intervenne a protezione di personale statunitense rimasto bloccato sotto il fuoco degli insorti. Nonostante il proprio aeromobile fosse stato ripetutamente colpito, proseguì l’azione consentendo al personale della Coalizione di ricongiungersi alla propria unità. Per quell’azione gli è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito.
È stato proprio D’Addario a trasformare questo precedente in una sorta di presentazione del nuovo comandante: Belladonna, ha sottolineato, non ha molto da aggiungere a parole a una storia professionale che lo ha già visto assumersi responsabilità e rischi in prima persona.
Il generale arriva inoltre all’AVES dopo l’esperienza alla guida della Divisione “Acqui”, Grande Unità impegnata nella preparazione alle operazioni ad ampio spettro e negli scenari ad alta intensità, con una forte dimensione NATO.
Ed è forse proprio qui che il cambio di comando assume il significato indicato più volte nel corso della cerimonia: cambiare senza interrompere una storia.
Annigliato lascia dopo due anni e mezzo la guida dell’Aviazione dell’Esercito e, dopo quarant’anni, il servizio attivo, portando con sé quella che ha definito una «famiglia di famiglie». Belladonna raccoglie il testimone con una lunga esperienza maturata proprio nel mondo del volo dell’Esercito e con un percorso che negli ultimi anni lo ha condotto anche alla guida di grandi unità complesse.
A lui passa ora la responsabilità di accompagnare l’AVES in una fase nella quale l’evoluzione tecnologica degli aeromobili, le nuove esigenze operative e il mutamento degli scenari impongono capacità sempre maggiori.
Valori, tecnologia e addestramento, dunque. Ma anche quella continuità richiamata da D’Addario che, nel giorno in cui cambia il comandante, resta probabilmente l’immagine più efficace della cerimonia: un’organizzazione che cambia uomini e responsabilità senza interrompere il proprio cammino.
E mentre Annigliato lascia l’AVES ricordando che il suo cielo conserverà per sempre i colori del Basco Azzurro, per Belladonna quel cielo torna, da oggi, a essere una responsabilità di comando.
