Nel quadro delle attività comprese nel programma celebrativo per il 75° anniversario della costituzione dell’Aviazione dell’Esercito, il 31 marzo si è svolta a Bolzano presso il Circolo Unificato del Comando Truppe Alpine, una conferenza che ha ripercorso le vicende di uno dei momenti aeronauticamente più significativi della storia della specialità, la spedizione sull’Everest dei baschi azzurri, gli elicotteri AVES sul tetto del mondo.

Tra le tante autorità ed i numerosi baschi azzurri, erano presenti alla conferenza il Comandante dell’AVES Gen.D. Salvatore Annigliato ed il Presidente Nazionale ANAE Gen. Sergio Buono (nella foto sono insieme di fronte alla replica del terzo AB205 che partecipò all’impresa con la sigla I-EIAC – EI 328) che nel suo intervento ha sottolineato che recentemente, a seguito dei recenti cambiamenti climatici, potrà essere forse possibile riportare in Italia presso il museo AVES di Viterbo, dove già esiste una sala dedicata alla missione EVEREST, la trave di coda dell’elicottero incidentato. Dedicheremo uno spazio apposito agli interventi, ai temi specifici trattati ed ai racconti della leggendaria impresa del 1973.

L’incontro ha ripercorso la storica missione del 1973, che vide 53 militari e nove 9 scienziati incaricati di studiare la fisiologia d’alta quota, impegnati nella conquista della vetta, segnando una tappa fondamentale per l’impiego degli elicotteri in ambienti estremi. Durante l’evento è stata sottolineata la sinergia tra gli equipaggi degli elicotteri AB205 e gli Alpini della Scuola Militare, definita una “dimostrazione straordinaria di capacità tecnica e spirito di innovazione”.
Particolare prestigio alla conferenza è stato conferito dalla presenza dei fratelli Landucci, figli di uno dei protagonisti della spedizione e la testimonianza del Gen. Giuseppe Pistono, vice capo della spedizione, l’emozionante ascolto delle registrazioni audio dell’epoca con le comunicazioni tra elicotteri e campo base e la presenza della bandiera originale firmata da tutti i partecipanti. Il Comandante dell’Aviazione dell’Esercito, generale di divisione Salvatore Annigliato, ha ricordato come la memoria di questa impresa rappresenti “il rinnovo del legame tra storia, tradizione e futuro”, omaggiando lo spirito pionieristico dei baschi azzurri che hanno operato in condizioni himalayane estreme
Gli elicotteri dell’Italian Everest Expedition organizzata nel 1973 da Guido Monzino, furono insieme protagonisti di una delle spedizioni più colossali della storia. Vennero trasportati in Nepal, nella pancia degli Hercules C130 ed uno dei tre elicotteri dell’AVES battezzato “Italia 1” con matricola civile I-EIAA (EI325) stabilì il record mondiale di categoria atterrando a 6.500 metri di quota carico di materiale e di due piloti. Un’impresa ancor oggi difficilissima da realizzare a causa della rarefazione dell’aria che impedisce agli elicotteri di volare in modo sicuro sopra i seimila metri.
“Quei voli furono memorabili, lassù a campo 2, a 6400 metri di quota, l’elicottero “Italia 1”, pilotato dal capitano Paolo Landucci di Viterbo e dal sergente maggiore Nicola Paludi di Aosta, riuscì ad atterrare con un carico di 100 chilogrammi e 300 libbre di carburante, era il 1° aprile 1973 e fu un record mondiale”.
Qualche giorno dopo, il 18 aprile, uno degli elicotteri salì in parete per recuperare 3 persone che soffrivano di diarrea, era già pomeriggio inoltrato e le condizioni meteo erano molto precarie, fu tentato un atterraggio 200 metri sotto campo 2, installato a 6.500 metri, senza riuscirci a causa delle raffiche di vento, poco più sotto, sempre per il vento, l’elicottero ha urtato uno sperone di ghiaccio ed ha impattato il suolo. Miracolosamente il bilancio dell’incidente fu un passeggero ferito con un braccio rotto ed i due piloti illesi, che, insieme ai 3 malati da soccorrere, furono recuperati il giorno successivo da un altro elicottero e portati a Kathmandu. L’elicottero distrutto, però, è rimasto in parete, a memoria di quel tremendo incidente. Impossibile portarlo giù… forse finora.
